VIA TASSO: IL MUSEO SI RACCONTA
23 novembre 1999, quasi a mezzanotte una bomba esplose davanti al portone di Via Tasso
145, sede del Museo storico della Liberazione. Per miracolo non fu una strage: a distanza
di pochi metri, dietro un fragile muro di forati, ci sono i tubi e i contatori del gas. La
paura fu molta ed anche i vetri rotti. Ma niente di più. A rivendicare la prodezza fu un
sedicente movimento antisemita o movimento antisionista, nel quale
non pochi vollero riconoscere la stessa mano di un gruppo di estrema destra, arcinoto alle
cronache per le sue scritte sui muri romani e per certe azioni dimostrative di suoi
leader.
La solidarietà giunse al Museo da ogni parte dItalia e dallestero, dalle
istituzioni, da ogni gruppo sociale e dalle più svariate provenienze ideali e religiose.
Il successivo 8 dicembre nel corso di una giornata nonstop Via Tasso a porte
aperte circa 3500 persone (1 romano su 1000) visitarono il Museo e la strada fu a
lungo piena di capannelli. Fatto clamoroso: a fare da servizio dordine (finché fu
possibile) e da guida ai visitatori furono senza il minimo incidente - dei giovani
della Comunità abreaica con la kippaa in testa e giovani di alcuni centri sociali con la
kefiah al collo. Artisti intervennero per testimoniare la loro solidarietà con canzoni,
recitazioni di poesie, letture di brani. Fu allora che, visitandolo per la prima volta,
Moni Ovadia pianse dicendo: Si tratta di uno dei più significativi luoghi europei
della memoria delloppressione nazista.
A partire da quegli avvenimenti, a testimoniare che da quellazione sconsiderata non
si fecero intimorire né il presidente sen. prof. Paolo Emilio Taviani né la direttrice
Elvira Sabbatini Paladini, né i nuovi collaboratori e dirigenti del Museo, limpegnodel/per
il Museo prese nuovo slancio, con una crescita vertiginosa delle visite (soprattutto
scolastiche) da poco meno di 9000 a oltre 16000 lanno, con manifestazioni, mostre,
conferenze, proiezioni, presenze in manifestazioni ed eventi di rilievo, ricerche
scientifiche, collaborando non solo con organizzazioni partigiane ed antifasciste, ma con
organismi quali Amnesty International, ASAL, Medici contro la tortura, e stabilendo
rapporti con istituzioni culturali italiane e non, quali la Fondazione ex campo di
Fossoli, il Museo del Deportato di Prato, il Museo Cervi di Gattatico, la Fondazione
Ferramonti di Tarsia per lo studio dellinternamento civile, la Casa della memoria
dellex campo di prigionia di Servigliano, lAssociazione Italo-Greca di
Cefalonia, la Scuola di Pace di Montesole, la Fondazione Villa Grimaldi per la pace e i
diritti umani di Santiago del Chile, lIstituto per la memoria di Buenos Aires,
Associazioni giapponesi di insegnanti, di donne per la pace e di perseguitati politici
antifascisti, Associazioni statunitensi e tedesche di e per insegnanti, ed altre ancora.
Il ricordo di quegli eventi è affidato ad una mostra che - con documenti, fotografie,
cartografie, riproduzioni di opere darte - ricostruisce e narra la vicenda del
luogo, delledificio, del comando di polizia e carcere nazista e del Museo (con le
sue fasi di alto e basso): un excursus non solo nella storia urbana di Roma e della
occupazione nazista e della Resistenza, ma anche delle fasi della costruzione della
memoria pubblica dellItalia repubblicana. In quaranta pannelli, attraverso la
percezione dei luoghi e degli spazi, i volti dei carnefici e delle vittime, le
testimonianze degli artisti presenti nella prigione, la narrazione dei protagonisti della
trasformazione in Museo, le accoglienze della stampa, i documenti della crisi degli anni
del silenzio, i profili degli autori della rinascita, le fotografie dei visitatori
illustri e dei ragazzi delle scuole, le tracce delle attività svolte, storie consolidate
e problemi aperti vengono presentati al visitatore per coinvolgerlo nel pensare e
progettare il futuro dellistituzione e dellesposizione, che sarà quale i
cittadini e le cittadine chiederanno che sia e come le nuove generazioni hanno bisogno che
sia. Memoria indelebile della lotta contro loppressione nazifascista e la minaccia
alla vita del nostro popolo, dalla quale tra le mille patrie dEuropa - è
risorta anche la nostra patria ed ha preso forma la Repubblica democratica.